Qualità dell’aria e sistema energetico bresciano, la posizione di Legambiente Brescia

Legambiente Brescia: “Per migliorare la qualità dell’aria bisogna ridurre strutturalmente tutte le combustioni, dal trasporto su strada all’incenerimento dei rifiuti. Il teleriscaldamento con combustione di rifiuti, carbone e metano non è più un modello vincente e virtuoso, il futuro dell’energia è nella produzione distribuita e nell’efficientamento”

Apprendiamo dalle dichiarazioni alla stampa da parte di A2A che l’azienda continua a considerare il teleriscaldamento, alimentato parzialmente dalla combustione dei rifiuti, come il metodo migliore per portare il calore nelle case dei bresciani e contribuire al contenimento dell’inquinamento atmosferico. Queste affermazioni potevano essere vere negli anni ’70 quando si iniziava a costruire la rete di teleriscaldamento cittadina e le caldaie che riscaldavano le case inefficienti di allora avevano rendimenti dell’80-90%.

Grazie all’evoluzione delle tecnologie e della normativa, la situazione è radicalmente cambiata e un sistema come quello del teleriscaldamento, che già solo a causa delle perdite di distribuzione “spreca” almeno il 15% dell’energia tra il punto di generazione e gli utenti finali, non può più essere considerato un modello virtuoso: esistono metodi migliori per produrre l’energia di cui abbiamo bisogno.

La città di oggi e di domani deve investire sull’efficienza energetica degli edifici, al fine di diminuire la domanda di energia termica, e sulla produzione di calore con tecnologie come le caldaie a condensazione e le pompe di calore. Queste ultime hanno efficienze ben più elevate delle caldaie di via Lamarmora e del termoutilizzatore e non hanno di fatto perdite di rete. Tutto questo ovviamente coadiuvato da un più forte orientamento a favore delle fonti energetiche rinnovabili.

Come testimoniato dai dati e dalle analisi di questi giorni, la qualità dell’aria nel bacino padano e a Brescia in particolare versa in una condizione estremamente critica. La sorgente numero uno delle emissioni è il trasporto su strada. Questa è la criticità ambientale con l’impatto di gran lunga più rilevante sulla salute. Una situazione così grave richiede strategie organiche e interventi strutturali, non annunci emergenziali e provvedimenti-tampone. Servono segnali concreti di svolta rispetto al passato, scelte innovative, investimenti e un programma di promozione e educazione alla mobilità condivisa e a quella dolce. L’obiettivo finale deve essere un deciso cambiamento delle abitudini riguardo alle modalità di spostamento nella città, al momento troppo centrate sull’uso dell’automobile e troppo poco su trasporto pubblico, mobilità ciclistica e pedonale.

Per quanto riguarda l’energia, tra tutte le fonti emissive quella legata al ciclo dei rifiuti è tra le più facili da ridurre. Gli inceneritori hanno impatti ambientali diretti e indiretti soprattutto sui territori immediatamente circostanti. L’impianto di incenerimento Aprica di Brescia è nato e ha ragion d’essere unicamente per smaltire i rifiuti urbani non ulteriormente differenziabili prodotti localmente, in virtù del principio di prossimità. Si tratta dell’impianto più grande d’Italia e uno dei più grandi d’Europa. Milano, con una popolazione superiore di svariati ordini di grandezza, è sede di un impianto decisamente più piccolo; gli impianti paragonabili nelle città europee insistono su aree urbane di dimensioni ancora più significative, come Copenhagen, Parigi, Amsterdam, Vienna. Quello di Brescia è palesemente sovradimensionato: brucia più del doppio dei rifiuti urbani indifferenziati prodotti da città e provincia, più del 50% sono rifiuti speciali, in gran parte importati dal resto d’Italia.

Il risparmio energetico e lo sviluppo continuo di tecnologie in grado di produrre e distribuire calore senza attivare processi di combustione consentirebbe già oggi di soddisfare ilfabbisogno di calore della città anche con una riduzione del 25-30% dell’apporto del TU. Pertanto, un riequilibrio si impone. L’impianto di Brescia viene alimentato soprattutto da rifiuti speciali, in misura crescente da fuori provincia e da fuori regione, perché i rifiuti urbani bresciani sono ormai largamente insufficienti.

Secondo Legambiente Brescia le azioni da intraprendere sono quindi:

  • favorire, anche mediante le Norme Tecniche di Attuazione (NTA) del PGT, attraverso agevolazioni in materia urbanistica e con semplificazioni procedurali, l’efficientamento energetico del patrimonio edilizio esistente (sia pubblico che privato);
  • non estendere ulteriormente la rete del teleriscaldamento esistente, puntando invece ad una sua ottimale manutenzione ed alla riduzione delle perdite di trasporto;
  • promuovere la generazione diffusa di energia termica mediante sistemi ad alta efficienza e basati su fonti genuinamente rinnovabili, non sulla combustione dei rifiuti;
  • ridurre di almeno un quarto le quantità incenerite dal TU.

Grazie all’insieme di queste azioni, alla continua riduzione dei rifiuti prodotti in provincia e a una raccolta differenziata spinta dei rifiuti con il porta a porta, sarà possibile ridurre la dipendenza della città dagli impianti centralizzati di produzione dell’acqua calda, a partire dall’inceneritore, consentendo di raggiungere risultati concreti sia sul versante dei cambiamenti climatici, sia su quello del miglioramento della qualità dell’aria della città.

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