PGT Del Bono/Tiboni: IL RITORNO DEL CEMENTO

Dalle promesse di consumo zero di territorio al rientro di cospicue volumetrie in sede di osservazioni: la storia di una variante senza coraggio

L’attuale Giunta ha guadagnato il consenso degli elettori nel 2013 anche grazie alle promesse di un annullamento del PGT Paroli e di una scrittura di un nuovo Piano di Governo del Territorio che andasse deciso verso il consumo zero di territorio.

A quasi tre anni di distanza, purtroppo, la verità è ben diversa e quella che il Consiglio Comunale sta per approvare in via definitiva è solo una timida variante, peraltro già indebolita dalle azioni che l’hanno preceduta, fin dall’inizio del suo percorso.

Appena insediata, la nuova Giunta ha subito precisato che sarebbe stata elaborata solo una variante e non un PGT completamente nuovo, come promesso e da noi auspicato.

Da allora è stato un susseguirsi di azioni contraddittorie:

Nel febbraio 2014 la Giunta ha varato il Documento Programmatico (DGC n. 84 del 26/02/2014) con le linee guida ispiratrici per la stesura della seconda Variante nella quale il primo obiettivo era “il contenimento del consumo di suolo e la riqualificazione dei suoli non urbanizzati come beni comuni capaci di dare qualità ecologica e ambientale”.

Solo due giorni prima (con determina del Responsabile del Settore Urbanistica datata 24/02/2014) si era dato seguito alla vecchia norma contenuta nell’art 36 delle NTA ed erano stati inseriti nella programmazione triennale una serie di interventi per 43.502 mq di slp coinvolgendo nel consumo 26 nuovi ettari di suolo (fra queste aree di trasformazione anche quella di via Riccobelli – F.1).

Questo ha abbassato le speranze nei confronti del futuro piano, ma nonostante le premesse (subito contestate, senza alcun riscontro da parte dell’Amministrazione) Legambiente ha partecipato attivamente all’iter di redazione del PGT presentando prima delle istanze e successivamente chiedendo in più occasioni l’ampliamento delle modalità di discussione del futuro piano.

Nonostante le prime infruttuose riunioni presso l’Urban Center (luglio 2014) e le promesse di un ampliamento del dialogo, l’Amministrazione ha ritenuto di continuare la redazione del Piano senza renderne noto alcun passaggio, fino alla conclusione nel giugno 2015.

Nel frattempo venivano continuamente erosi i contenuti della pianificazione mediante convenzioni e stralci che andavano in direzione contraria (convenzione Faustini, Ex magazzini Generali, Italgros, ecc.)

Nel luglio 2015 si è giunti alla frettolosa adozione, senza dar tempo nemmeno di esaminare i contenuti del “nuovo(?)” Piano.

Legambiente ha potuto unicamente ribadire le proprie convinzioni presentando le osservazioni al PGT adottato chiedendo la revisione di tutti quegli ambiti di trasformazione che prevedevano nuovo consumo di suolo verde, chiedendone lo stralcio.

La Commissione che ha analizzato le osservazioni durante la scorsa settimana ha bocciato, di fatto, la totalità delle nostre osservazioni, dando l’idea di un Piano blindato e non più modificabile.

Purtroppo la realtà dei fatti è ben più triste: il Piano non è blindato e immodificabile, ma ha recepito numerose osservazioni che andavano nell’ottica di un aumento dell’edificazione, osservazioni che spesso erano la riproposizione di istanze già respinte.

Come se non bastasse, alcune delle osservazioni accolte riguardano aree già indicate nel PGT come ambiti di trasformazione vigenti, per i quali non si sarebbe dovuto consentire la presentazione di ulteriori osservazioni.

Il cemento che era uscito dalla porta è rientrato dalla finestra.

Quanto accaduto non comporta solamente un aumento del consumo di suolo e un ulteriore peggioramento della già grave situazione ambientale della città, ma denota la mancanza di una visione complessiva del futuro di Brescia.

Il PGT che (quasi certamente) sarà approvato in via definitiva non è mai stato analizzato nel suo complesso, essendo frutto dell’accettazione raffazzonata di osservazioni.

Conseguentemente anche la VAS (Valutazione Ambientale Strategica) del Piano è, di fatto, ridotta a un pezzo di carta dal limitato valore, perché elaborata sulla base di un piano parziale ed incompleto, non considerando il recepimento delle osservazioni che hanno aumentato le volumetrie edificabili.

Nei prossimi giorni il Consiglio Comunale sarà chiamato ad approvare il Piano, dopo di che il PGT del Bono entrerà definitivamente in vigore.

L’auspicio di Legambiente è che i Consiglieri comprendano che si sta perdendo l’occasione di migliorare davvero la città e blocchino l’approvazione di questa variante poco coraggiosa chiedendone la sostanziale revisione per garantire a Brescia un futuro migliore.

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