Una città più bella? Senza cassonetto!

Per Legambiente Brescia anche i «green box» sono usati come discariche «Si passi alla tariffa puntuale: solo così si premia chi differenzia»

Oggi Brescia differenzia molti più rifiuti di prima (dal 38% del 2013 a oltre il 70% di oggi), ma l’obiettivo non può dirsi raggiunto se la Loggia dovesse continuare con l’attuale sistema di raccolta: secondo Legambiente, questo modello misto (calotta-bidoncini) presenta «molti limiti».

A partire dai costi, dato che il «fuori cassonetto» e gli abbandoni di rifiuti nei green box hanno costretto Aprica a fare gli straordinari, creando sovracosti per 7 milioni di euro. Poi c’è la qualità del rifiuto: pare che su umido e plastica la società non riesca a ottenere ricavi pari a quelli di altre città per via di una «più scarsa qualità del prodotto».

Per Legambiente l’assenza di una tariffa puntuale spinge ancora molte persone a non riciclare abbastanza. E la produzione complessiva dei rifiuti rimane più alta che a Bergamo, Cremona, Parma o Trento: un indicatore, secondo Legambiente, che dovrebbe spingere la giunta di Emilio Del Bono a valutare seriamente la dismissione dei cassonetti, considerati un «alibi» per chi non vuole differenziare. E «un costo» per colpa del fuori cassonetto.

Legambiente, che ha lavorato sui dati dell’Osservatorio sul Termoutilizzatore e su quelli dell’Ispra, non nega certo i progressi fatti a Brescia sulla differenziata («sono innegabili»), ma è pur vero che «sono inferiori rispetto a quelli che si possono ottenere con un sistema di raccolta differenziato» che preveda «l’eliminazione dei cassonetti e il passaggio alla tariffa puntuale». A spiegarlo è Carmine Trecroci, docente di Economia che parla in veste di attivista di Legambiente: «Dispiace costatare oggi problemi che avevamo previsto anni fa». E a chi gli ricorda che Brescia già a fine 2017 sfiorava il 70% nella differenziata, l’associazione del cigno verde invita a non dimenticare che proprio in quell’anno sono cambiati i parametri della raccolta dei rifiuti. Tradotto, c’è tutta una serie di rifiuti che prima non venivano conteggiati nella «differenziata» e dal 2017 lo sono. È il caso, per esempio, del legno incenerito per il «recupero energetico»: lo si considera come un rifiuto differenziato, anche se viene bruciato. Stessa classificazione per i cosiddetti «ingombranti» (materassi, tappeti, specchi, coperte, divani): l’intero quantitativo dei rifiuti avviati a selezione diventa «differenziato», mentre «nel metodo precedente veniva conteggiata la sola quota parte effettivamente selezionata dagli impianti». Finisce in questo conteggio anche lo «spazzamento strade» e altri tipi di rifiuti, per esempio gli inerti (15 chilogrammi per abitante).

Insomma, a quasi tre anni di distanza dall’introduzione della calotta e del «porta a porta» parziale (plastica, carta, vetro), Legambiente invita il Comune di Brescia a fare un tagliando al sistema, valutando una serie di modifiche. Nell’interesse stesso della Loggia e dei cittadini. Prendete la Tari, ad esempio: ai residenti che abitano a Brescia dovrebbe costare meno che altrove, visto che la differenziata sfiora il 70% e l’incenerimento degli altri rifiuti gode di un sostanzioso sconto (64 euro a tonnellata contro i 90-100 degli altri Comuni). E invece, la Tari costa di più: in media 156 euro a Brescia, 147 a Bergamo. Nel capoluogo orobico, poi, la tassa dei rifiuti è in calo costante dal 2012 (dati Ispra). E questo nonostante il gestore sia sempre Aprica: la differenza, infatti, è l’assenza dei cassonetti. «Il sistema non funziona perché c’è un abbandono indiscriminato dei rifiuti» è la sintesi di Trecroci. Cassonetti e green box vanno eliminati: la Loggia ha fatto una parziale retromarcia, togliendo un 15-16% dei «vasconi» per sfalci e ramaglie. Segno che il problema di un uso improprio — e di costi che lievitano — è evidente.

Sulle spalle della Loggia (quindi dei cittadini) restano i 7 milioni di euro di sovracosti presentati da Aprica (rispetto a quanto ipotizzato), che hanno infuocato il dibattito consigliare nei mesi passati. La settimana scorsa i dirigenti del Comune e quelli della società controllata da A2A si sono confrontati sui criteri economici e sul contratto di servizio. L’obiettivo è chiudere la querelle addivenendo a un accordo. E mentre quei 7 milioni saranno spalmati nell’arco di diversi anni, la Loggia si impegnerà di più sul fronte della caccia agli evasori.

Il primo illecito — e il primo sovracosto — resta il «fuori cassonetto». Raccogliere qualche migliaio di tonnellata è un costo non da poco: l’ordine di scuderia è provare a differenziarlo. E infatti pare che questi sacchi abbandonati vengano portati a un impianto di triturazione in via Codignole (trattamento meccanico-biologico), così da poterli classificare come «rifiuto differenziato» e far lievitare le percentuali. Dalla triturazione il prodotto uscirebbe però come «rifiuto speciale» (10 mila tonnellate), non più come rifiuto «urbano». E questo per Legambiente determina più di una perplessità.

Al di là della percentuale di raccolta differenziata, la vera sfida è un’altra: «Bisogna ridurre i rifiuti a monte» dice Trecroci. E questo significa investire sul riuso, prediligere i materiali completamente riciclabili — il vetro, ad esempio, rispetto alla plastica — e abbandonare la logica dell’usa-e-getta. Se è possibile non creare un rifiuto, si fa un passo avanti in termini di sostenibilità. E ognuno può farlo, scegliendo ad esempio una borraccia d’alluminio invece che la bottiglietta di plastica: è il percorso che stanno facendo sia l’Università degli Studi di Brescia sia la Cattolica.

L’altro tema è l’illusione che i materiali differenziati si recuperino al 100%. Torniamo alla minerale da mezzo litro in polietilene: il riciclo effettivo è molto basso. Le bottigliette più green sono riciclate al massimo al 25%. Molti imballaggi diventano spesso prodotti di qualità più bassa (innaffiatoi, vestiti). E questo al netto di un rilascio continuo di migliaia di microplastiche (i depuratori non le trattengono) che stanno inquinando laghi e oceani.

 

Scarica il documento completo con le proposte di Legambiente Brescia per migliorare la raccolta dei rifiuti in città

 

 

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