A quando un vero studio sul sistema energetico di Brescia? L’analisi di Legambiente del rapporto Beretta-Consonni

La città di Brescia ha bisogno di chiarire come intende riscaldare i propri edifici, fornire energia elettrica e gestire i rifiuti. Dal rapporto Beretta-Consonni recentemente pubblicato ci si aspettava una visione completa e in chiave prospettica del funzionamento energetico della città. Purtroppo lo studio non appare adeguato alle aspettative. Come spieghiamo in dettaglio nella nostra valutazione analitica, necessita di essere rivisto e integrato sotto diversi aspetti.

Al momento deve essere considerato come una libera (ancorché costosa) posizione degli estensori e non come un documento assumibile come proprio da parte del Comune di Brescia, in quanto:

  • non soddisfa l’esigenza di capire quale sia il miglior futuro energetico per la città in termini di ricadute ambientali ed economiche
  • è ancorato al presente, non considera l’effettivo scenario futuro della città, che deve conseguire rilevanti miglioramenti nell’efficienza energetica degli edifici, catturando risparmi la cui quantificazione viene sottovalutata dallo studio
  • dal punto di vista metodologico non fornisce adeguate motivazioni a supporto delle scelte soggettivamente adottate dagli estensori, che tendono a sottostimare il potenziale di risparmio energetico e sovrastimare la domanda di energia
  • non considera adeguatamente gli scenari di pianificazione energetica europea e nazionale per il prossimo futuro, nonché l’evoluzione di mercato della tecnologia di produzione distribuita di energia presso le utenze

Lo studio evidenzia numerosi limiti di impostazione generale:

  • Inappropriato che si studi il soddisfacimento del fabbisogno elettrico dell’agglomerato urbano di Brescia

Ricordiamo che i consumi domestici di EE a Brescia sono meno del 10% dei consumi totali e che il mix della produzione bresciana di EE è meno rinnovabile di quello della rete italiana (circa 39% nel 2016). Per migliorare la pessima qualità dell’aria cittadina è necessario limitare tutte le attività che comportano emissioni che non siano del tutto indispensabili. Quindi, l’attuale produzione di energia elettrica del polo energetico cittadino (e le relative emissioni in atmosfera) non può essere assunta come inevitabile, soprattutto visto il ruolo preponderante della domanda da parte degli operatori industriali. Sarebbe in ogni caso irragionevole anche solo pensare che un agglomerato urbano possa essere autosufficiente dal punto di vista dei consumi elettrici.

  • Inappropriato che si prenda a riferimento per il dimensionamento ottimale del TU la redditività del gestore

Lo studio BC valuta le soluzioni migliori di dimensionamento del TU e del restante polo energetico cittadino dal punto di vista del gestore A2A, internalizzando completamente sia i fabbisogni energetici che i costi e i ricavi aziendali, e massimizza gli utili dalla gestione). Si tratta di un’ottica valutativa distorta e del tutto impropria perché non assume l’unico punto di vista davvero rilevante, quello della comunità cittadina, del suo interesse generale e tutte le implicazioni economiche e ambientali dei diversi scenari.

  • Nessuna analisi reale sull’evoluzione futura del fabbisogno energetico e delle soluzioni tecnologiche

Sarebbe stato fondamentale quantificare sia la domanda futura di energia. Sono sottostimati i potenziali di risparmio energetico degli edifici pubblici e privati, attualmente caratterizzati da un’efficienza energetica particolarmente scarsa (tre quarti degli edifici a Brescia sono in classe F o G ), sia l’offerta futura di energia termica ed elettrica prodotta in via decentrata presso le utenze (es: fotovoltaico, solare termico, pompe di calore).

  • Discutibili ipotesi aprioristiche

Lo studio ipotizza, piuttosto discutibilmente e senza fornire sufficienti giustificazioni:

  • che il GR3 policombustibile di Lamarmora continui ad essere alimentato solo a carbone (da escludere dal 2025 secondo la Strategia Energetica Nazionale) anziché a gas naturale, come si potrebbe fare fin da subito e senza bisogno di modifiche all’impianto
  • che sia a priori ambientalmente vantaggioso estendere la rete di teleriscaldamento cittadina a nuovi comuni contermini, nonostante BC affermino di non disporre di valutazioni accettabilmente precise dell’evoluzione futura del fabbisogno termico.
  • che tale estensione possa e debba compensare la riduzione della domanda di energia delle utenze già servite da teleriscaldamento legata al progressivo efficientamento energetico degli edifici (ipotizzato pari al 3% annuo, anche qui senza fornire alcun supporto specifico in merito alla validità di tale ipotesi). Dai dati riportati nello studio stesso si evince che negli ultimi anni l’incremento della volumetria riscaldata è stato inferiore all’1% annuo.
  • un incremento dell’1% all’anno della popolazione residente nel Comune di Brescia (fino a 220 mila abitanti nel 2027). Si tratta di una proiezione completamente priva di riscontro (ISTAT prevede +0.6 per mille annuo; il PUMS ne prevede 200 mila e il PGT 210 mila…)
  • un confronto delle prestazioni energetiche ed emissive del polo energetico cittadino con quelle di caldaie domestiche a gas naturale con rendimento termico dell’80%: queste non rappresentano l’attuale tecnologia di mercato. Infatti oggi sono sul mercato sia caldaie a gas naturale a condensazione con rendimento medio che si aggira sul 100% e rendimento fino al 110%. È inoltre ignorata la sempre maggiore diffusione, stimolata anche dalle normative in campo energetico nazionale e regionale, dell’installazione di pompe di calore elettriche e di altri impianti domestici di produzione di energia da fonti rinnovabili.
  • che la valutazione della sostenibilità economica del sistema energetico cittadino si possa compiere attraverso un indicatore semplificato di redditività dell’azienda gestore, in base solo alla somma algebrica di ricavi da rifiuti (+), ricavi da vendita di energia elettrica (+) e costi dei combustibili consumati (-)
  • l’estensione della rete di teleriscaldamento possa permettere di mantenere invariate le perdite di distribuzione, che invece fisiologicamente aumentano con l’estensione della rete

 

Le proposte di Legambiente:

  • Rivedere l’analisi secondo quanto sopra, in particolare quantificando correttamente i benefici futuri del risparmio energetico e le evoluzioni sia di mercato che delle politiche europee sull’energia e sui rifiuti (per es. 100% riciclo delle plastiche al 2030)
  • Bloccare l’estensione della rete del teleriscaldamento perché non più concorrenziale in termini di resa con le nuove tecnologie impiantistiche
  • Impiegare da subito gas naturale anziché carbone per l’alimentazione del GR3 di Lamarmora al fine di ridurre le emissioni di gas climalteranti e di inquinanti nocivi a livello locale
  • Apportare dal più presto il mix di innovazioni per il recupero termico industriale delineato nello studio, grazie al quale si può spegnere la terza linea del TU
  • Legare il funzionamento stagionale del TU all’effettivo fabbisogno di energia termica della città e quindi riducendo drasticamente le quantità incenerite nel corso dell’anno
  • Individuare un Piano per l’Efficientamento Energetico degli edifici, a partire da quelli pubblici
  • Rivedere le disposizioni del regolamento edilizio comunale in modo da semplificare, favorire ed incentivare gli interventi di efficientamento energetico sul patrimonio edilizio esistente
  • Individuare una strategia di depotenziamento graduale del TU, e il suo superamento completo nel 2030

 

Scarica le osservazioni allo studio Beretta-Consonni sul sistema energetico bresciano

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